Hachimaan: spirito giapponese, anima sarda

Dalla folgorazione alla creazione: una moto nata in 40 giorni, per celebrare il sogno, l’attesa e la forza di chi ci spinge a diventare migliori.

Di Nicola Manca (IG @miciogattillo)

“C’è sempre qualcuno migliore di noi” è una di quelle frasi che spesso mi ritrovo a leggere in mille contesti, siano una competizione, siano giustificazioni esterne che ci diamo quando non riusciamo a fare qualcosa. In realtà in questa frase io ci ho sempre visto un grandissimo motore. È vero che c’è sempre qualcuno migliore di noi, sta a noi però guardarlo con ammirazione affinché ci ispiri e sia un punto di arrivo piuttosto che un limite che tende a demotivarci. Sia mai che invece per questi “migliori” si provi invidia! Sarebbe un peccato mortale perdere un’occasione di crescita così preziosa.

Ma perché dico questo, in una testata che parla di moto? Che c’entrano i sofismi?

C’entrano eccome! Perché quanto sto per raccontare è un fotogramma della mia storia, per gentile concessione di Pier: un direttore che tutti vorremmo avere e che nel pieno di fiducia nei suoi collaboratori (o per un eccesso di follia) ci lascia a briglia sciolta con la libertà di mettere nero su bianco quanto pensiamo.

Ho iniziato a modificare moto da piccolo. Non l’ho mai fatto per lavoro, sempre per pura passione. Inizialmente, redarguito dai miei genitori sulla pericolosità delle due ruote (con ben pochi effetti, vista la situazione attuale), modificavo i motorini dei miei amici. Poi a 18 anni la mia prima vera moto: una Cagiva Mito Ev. Non mi vergogno di dire che non è mai arrivata a casa originale, nemmeno il primo giorno. La modificai pesantemente vincendo per due anni di seguito un contest italiano dedicato alla ottavo di litro varesina, poi per un po’ mi calmai. Ma veniamo al periodo recente. Dal 2021 ho avuto l’occasione e la fortuna di iniziare a collaborare con Honda con diversi progetti di customizzazione. Ma ve lo immaginate? Un ragazzo, che per di più vive in un’isola, che ha un garage e una piccola schiera di amici altrettanto appassionati, che arriva a costruire prototipi e custom per una casa come Honda pare una follia e invece è solo the power of dream!

Fatto sta che nel 2025, Honda Italia ci chiede di costruire una moto su base GB350s, ed è di questa che voglio parlarvi e del processo creativo che l’ha generata in soli 40 giorni.

Bene Nicola, ma cosa c’entra questo con il cappello introduttivo che hai fatto? Era il 2020, avevo appena acquistato i locali che poi prenderanno il nome di MAAN – Motocicli Audaci e in un giornale vidi una moto che fu la mia vera folgorazione sulla via di Damasco. Era la Kenzo costruita da Death Machine di Londra. Una moto assurda, per me bellissima, su base Honda Goldwing che aveva una caratteristica illuminante. Si ispirava alle armature dei samurai e ne riprendeva il concetto anche nelle sue forme particolari. “Il concetto!” mi sono ripetuto più e più volte nella mia testa. Da lì in poi avrei cambiato il mio modo di modificare le moto. Non mi interessava più fare moto che avessero un senso stilistico e basta. Mi interessava fare delle moto che avessero una suggestione dietro. Dove mi vedo con una moto del genere? Se chiudo gli occhi cosa mi immagino? Riesco a descrivere un’atmosfera attraverso di lei? Ed ecco che quindi torna anche il cappello introduttivo. Da lì in poi ho sempre guardato i costruttori, quelli bravi, non solo per quello che facevano dal punto di vista tecnico e artistico ma per il concetto che mettevano dietro le loro realizzazioni. Non è un caso che oltre a Death Machine, fra i miei preferiti ci siano Vibrazioni Art Design, ad esempio.

Ed ecco quindi che torniamo all’oggi.

Quando Honda Italia ci chiese se avessimo voglia (che domande, abbiamo sempre voglia!) di costruire una moto per il contest che annualmente viene fatto al Wheels & Waves, abbiamo avuto un sussulto a cuore.

Avevamo già partecipato (e vinto) nel 2022 con una customizzazione su base Honda Rebel 500 e al tempo nemmeno sapevamo ci fosse un contest. Pensavamo fosse un’esposizione e avevamo trasformato la piccola custom in una sand racer dal sapore retrò. Ma ripartecipare era ed è, oltre che un onore, anche un grandissimo onere. Rischiare di portare un mezzo non all’altezza, incapace di puntare magari a un podio che all’Italia manca da 3 anni, ma soprattutto scadere nella banalità era un rischio veramente grosso.

Per questa ragione, una volta arrivata al MAAN la moto (era il 1 aprile e non era uno scherzo) bisognava andare spediti in una direzione senza incertezze.

Il lavoro più importante è stato fatto prima, quando ancora la moto non era nelle nostre mani. Che strada seguire? La moto, ci siamo detti, si presta perfettamente e con piccoli accorgimenti a modifiche in stile brat e cafe racer, quindi non potevamo andare di certo in quella direzione… La vera novità della moto non era però la sua attitudine retrò, il suo serbatoio che richiama i vecchi CB, lo spirito sbarazzino. La novità era che Honda finalmente portava un piccolo monocilindrico verticale raffreddato ad aria, ed era quello ciò che, secondo noi, andava valorizzato. In questo processo è stato fondamentale anche l’aiuto del nostro ghost designer Fabio, che ha una cultura smisurata nell’ambito custom.

Quindi detto, fatto. Via tutto: serbatoio, leve, manubrio, parafanghi, plastiche… via anche il telaio! Avremmo costruito una moto in stile bobber giapponese capace di farci sognare le passeggiate lungo l’oceano ma con uno sguardo verso il Sol Levante.

È in Giappone infatti che bobber compatti e minimali, spinti da motori verticali come quelli Triumph o BSA (spesso pre-unit), la fanno da padrone. Certo, questa non è una vecchia inglese, ma poterne esaltare le caratteristiche di malleabilità stilistica con un richiamo verso il paese che ha visto la nascita di Honda ci sembrava una scelta molto coerente.

Abbiamo avuto la fortuna, in questa ardua impresa, di confrontarci con un amico, ormai sardo d’adozione, che va sotto il nome di Paolo Cuccagna. Per i non addetti ai lavori consiglio una rapida ricerca su Google per capire di chi si tratta, lasciando a voi il piacere della scoperta.

“Paolo, vogliamo fare un bobber, ma questo comporta che della moto rimarrà veramente poco. Vogliamo solo esaltarne il motore. Che ne pensi?” è stato questo il succo di lunghe e preziose telefonate.

Paolo, senza troppa esitazione ci ha dato il suo benestare, ritenendo il progetto valido e da quel momento tutto è stato più semplice.

Piegare i tubi, tagliare il telaio, risaldare tutto, grazie alla sua approvazione, è stato fatto con il cuore molto più leggero.

Man mano che la moto prendeva forma eravamo sempre più convinti che quella fosse la strada giusta. Abbiamo fatto le nottate, perché oltre ad avere una finestra veramente ristretta per la sua realizzazione, dal 24 aprile al 6 maggio io son stato fuori per prendere parte alla Scram Africa con una moto fornitami da Honda Italia della quale vi parlerò presto, sempre su Rust and Glory!

Abbiamo ottimizzato quindi i tempi, riuscendo a concludere tutti i lavori di costruzione prima della partenza per poi spedire tutto a Willy, un nostro amico verniciatore con le @@ quadrate!

Anche con lui, pochissime istruzioni: “Willy, sei tu l’artista, non devo dirti nulla se non che la moto sarà un bobber in stile Jap e che la moto andrà a Biarritz, sentiti libero di farla come vuoi”, e così ha fatto.

Ci siamo presi anche il lusso di non voler vedere anteprime per goderci l’apertura del pacco una volta che i pezzi fossero tornati in Sardegna. Questa cosa dell’attesa si è un po’ persa negli ultimi anni, con un processo che ha contratto il tempo e lo spazio: clicchiamo sul bottone acquista di Amazon e in meno di 24 ore abbiamo il prodotto a casa. Non aspettiamo più che un giornale arrivi in edicola per farci vedere le novità perché siamo in grado di vedere praticamente tutto in tempo reale. Invece il piacere di attendere è qualcosa che è ancora bello godersi. Forse un lusso, ma non così complicato da realizzare. Un po’ come scattare foto con una macchina analogica e aspettare lo sviluppo del rullino: è bello, provate a ritagliarvi questi piccoli regali!

In ogni caso, arrivato tutto al MAAN, in due giorni abbiamo assemblato la moto e consegnata a filo della scadenza per il suo trasferimento a Biarritz.

Ora l’ultima cosa che rimane da fare, qualora ne gradiate il risultato e vogliate sostenere l’Italia in questa competizione che vede customizzatori di 11 paesi diversi contendersi il titolo di “best custom of Europe” con declinazioni sulla stessa base, è votare la Hachimaan all’indirizzo:
https://www.hondacustoms.com/it#hachimaan

Ah, in ultimo una piccola nota sul nome: il nome scelto è Hachimaan (doppia A) perché tutte le nostre moto hanno la parola “maan” all’interno del nome. La derivazione è Hachiman, un kami della cultura shintoista: dio del tiro con l’arco e della guerra, dio tutelare dei guerrieri e protettore del Giappone e del popolo giapponese. Il nome è stato scelto come un omaggio oltre che al paese di Honda e degli abitanti del paese del sol levante che ci danno la possibilità di realizzare queste moto, anche alla tipologia di custom che siamo andati a fare: un bobber japan style, che speriamo, abbia un concetto dietro. Un po’ come fanno “quelli migliori di te”, che continueremo a guardare con ammirazione.

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